Skip to content
 

Arnaldo da Brescia: un grande bresciano di grande attualità

Riprendiamo e pubblichiamo l’intervento apparso in data odierna nella rubrica “Tradizioni bresciane” del quotidiano Bresciaoggi, a firma di Attilio Mazza, credendo doveroso rendere omaggio alla memoria del riformatore bresciano, per la grande attualità (mutatis mutandis) della sua protesta e della sua azione e ripromettendoci di tornare prossimamente sull’argomento.

 <<Il 14 aprile 1892, dopo varie polemiche tra cattolici e anticlericali, presente il promotore Giuseppe Zanardelli e autorità del Regno, venne inaugurato in città, a Porta Venezia, il bel monumento ad Arnaldo del Tabacchi. Nacque probabilmente a Brescia attorno al 1100. Dopo la prima formazione nelle scuole conventuali della città si recò giovanissimo in Francia attorno al 1122 alla scuola di Abelardo. Tornato a Brescia, indossò l’abito religioso e fu ordinato sacerdote, poi canonico regolare e forse preposito di San Pietro in Ripa, monastero alle pendici del Castello, tra San Pietro in Oliveto e Santa Giulia. Arnaldo si trovò in linea con l’aspirazione comunale; la sua eloquenza, rivolta contro il clero simoniaco e la ricchezza della Chiesa, alimentò attorno al 1135, il formarsi di due fazioni: gli arnaldisti o “poveri lombardi” e i vescovili o “milites catholici”. Al Concilio ecumenico, convocato a Roma nel 1139 da papa Innocenzo II, il vescovo di Brescia, Manfredo (o Maifredo) accusò Arnaldo, riferendone le pericolose dottrine e il pontefice ordinò “di far tacere quell’uomo”, autorizzando il presule a imporgli il silenzio. Arnaldo fuggì a Parigi per unirsi ad Abelardo. Tornato in Italia partecipò a Roma alla cacciata del pontefice e alla costituzione del libero Comune. Caduto nelle mani del Barbarossa, fu consegnato dall’imperatore a un messo di papa Adriano IV che nel 1155 lo fece impiccare e ardere sul rogo affinché i suoi resti non fossero oggetto di venerazione. La sua opera riformatrice non è stata ancora riconosciuta. Predicò la povertà evangelica del clero e osteggiò il potere temporaneo della Chiesa. Lo storico don Franco Molinari scrisse che il “suo messaggio vuole un ritorno al Vangelo, ma non contiene deviazioni ereticali rispetto all’ortodossia cattolica”. Il rigore morale di Arnaldo ne ha fatto un personaggio diversamente valutato nei periodo storici, intensamente amato e odiato, esaltato e denigrato. La sua figura è stata rivalutata anche da studiosi e scrittori cattolici, ma non ufficialmente dalla Chiesa.

Print Friendly, PDF & Email