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Giacomo Cappellini

Giacomo Cappellini (1905-1945), maestro di Cerveno, è stato il più autorevole esponente della Resistenza della media Valcamonica. Dopo l’8 settembre 1943 rifiutò di tornare all’insegnamento, scegliendo di aderire alle Fiamme Verdi e assumendo il coordinamento delle forze partigiane nella zona di Cerveno.  L’efficacia dell’azione partigiana del gruppo Cappellini, inquadrato nella divisione Fiamme Verdi “Lorenzini”, spinse il Tribunale speciale a spiccare contro di lui un ordine di cattura con l’accusa di far parte di bande armate e di aver concorso alla morte di un capitano e di cinque militi della Guardia Nazionale Repubblicana. Il 20 gennaio 1945 fu catturato a Laveno; trasferito al Castello di Brescia, vi rimase detenuto fino al giorno della fucilazione, eseguita il 24 marzo nella Fossa dei Martiri. Qui Cappellini scrisse diverse lettere, successivamente raccolte nel volume  “Alla Mirabella”, lettere dal carcere (Castello di Brescia, febbraio – marzo 1945)” a cura di Giacomo Cappellini jr. e Mimmo Franzinelli. Dopo due mesi di prigionia e di sevizie venne sottoposto a un processo-farsa che si aprì e si chiuse in poche ore, il 24 marzo 1945 e in quello stesso giorno venne fucilato nel Castello di Brescia.

La Repubblica Italiana gli ha conferito la medaglia d’oro al valor militare alla memoria nel 1945.

«Modesto maestro elementare in un villaggio valligiano, all’inizio della lotta contro l’oppressore nazifascista, abbandonò la sua missione per organizzare una delle prime formazioni partigiane di Val Camonica, con cui per 17 mesi divise i rischi e le durezze della lotta. In un’imboscata tesa dal nemico, fece scudo di se stesso ad un suo partigiano, attirando su di sé la reazione avversaria. Ferito al viso e ad una spalla, cessò di far fuoco solo quando la sua arma divenne inerte per inceppamento; catturato, sopportò per due mesi durissimo carcere, continui martiri e inumane sevizie, chiuso nel suo sdegnoso silenzio, senza nulla svelare che potesse danneggiare la causa per cui combatteva. Fu sordo alle lusinghe di aver salva la vita se avesse indotto i suoi uomini alla resa e ad ogni nuova tortura che il nemico rabbioso gli infliggeva, rispondeva sorridendo che i partigiani non sono dei vili. Stroncato dalle sevizie barbaramente inflittegli, esalava l’ultimo respiro gridando: – Viva l’Italia!» – Val di Lozio, 21 gennaio 1945.

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Giacomo Cappellini “Alla Mirabella”, lettere dal carcere (Castello di Brescia, febbraio – marzo 1945) a cura di Giacomo Cappellini jr. e Mimmo Franzinelli, 2003, ed. Grafo –  € 14,00. (Il libro può essere richiesto al Circolo Ghislandi all’indirizzo e-mail circologhislandi@gmail.com)

Il libro raccoglie le lettere scritte da Cappellini durante la prigionia ai familiari e ai compagni di lotta. Gli scritti vergati alla vigilia dell’esecuzione sviluppano pacate e commoventi riflessioni sulla propria sorte e sul persistente affetto per i propri cari, evidenziando una notevolissima forza interiore e una rara capacità di distacco dalle contingenze della vita.

Indice
Giacomo Cappellini jr., Per ricordare e mai dimenticare… – Mimmo Franzinelli, La Resistenza, la prigionia e la morte
Lettere dal carcere – Scritti clandestini – Lettere vistate dalla censura – Messaggio e poesia “Alla Mirabella” – L’addio ai familiari e alla fidanzta
Documenti: Il Comando Fiamme Verdi sulla cattura di Cappellini – Lettere di Giuliano Panteghini – La sentenza – La testimonianza del cappellano militare Domenico Radicchi

Lapide commemorativa presso Cerveno Val Camonica

Lapide commemorativa presso Cerveno, Val Camonica

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Medaglia d’oro al valor militare

A Giacomo Cappellini il Circolo Ghislandi ha dedicato negli anni 2001-2002 i Percorsi della Memoria

 

 

 

 

 

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